Tutt'ap'Posta!

Pubblicato da Bukaniere


"La posta": quel sostantivo femminile che nel resto d'Italia indica la "corrispondenza" o una "somma di danaro scommessa durante un gioco d'azzardo", qui da noi a Napoli, identifica invece proprio l'edificio nel quale è sito l'ufficio postale.

Prima di andarci - e nonostante domiciliazioni, bonifici, carte prepagate, tabacchini multiservizio che sostituiscono il sostituibile ci tocca comunque di andare almeno una volta ogni tanto, - facciamo testamento, salutiamo amici e parenti stretti e ci raccomandiamo al santo di fiducia o al rito scaramantico cui siamo più affezionati o ad entrambi affinchè si possa tornare prima di morire o di diventare dei vecchietti decrepiti. Perchè all'ufficio postale sai quando entri, ma non sai mai se e quando ne uscirai.

Stamattina - non avendo particolari impegni - mi sono preso carico di andare a pagare la Tarsu, acronimo che in sintesi significa "spendo tanto per un servizio che fa cagare" e dovendo fare anche altri servizi, mi sono fatto tentare dall'idea di andare all'ufficio che si trova nei pressi della funicolare centrale di P.zza Fuga.

L'approccio non è stato dei migliori: c'era la fila già fuori e si entrava a coppie per poi poter prendere il numerello e poter - finalmente - fare la fila definitiva dentro.

La zona in cui è sito è di quelle "sciuc", con età media degli abitanti intorno ai novanta-centoventi.
Se gli anziani spesso tendono ad incattivirsi per la solitudine, le malattie, la difficoltà di sopravvivenza in un mondo sempre più duro e caotico per loro, quelli appartenenti all' "upper-class" diventano dei veri e propri bastardi, ma di quelli che usano il bastone per farti inciampare e poi ti punzecchiano con la punta affilata quando sei in terra.

Ero nella fila esterna, quando una vecchina dall'aria apparentemente docile e la voce - fintamente - rotta dalla fatica, traballando sul suo bastone di mogano nero, si avvicina all'ingresso e chiede qualcosa alle persone prossime all'ingresso. Io ero un pò più dietro e non ho capito subito cosa stesse chiedendo.

Visti i rifiuti - a quanto pare neanche gli altri presenti erano meno bastardi, compresi i due o tre giovani che abbassavano l'età media a novantacinque anni - un signore, poco più giovane di lei, cavallerescamente si offre di aiutarla.

"Signò, di che si tratta? Come vi posso aiutare?"
"Oh Signore, sarebbe (vocina tremula) taaaanto gentile da impostarmi questa raccomandata... Sà, io non ce la faccio a fare la fiiiiiiiila", indicando noi in coda con una rotazione del bastone.

Il gentil signore acconsente e le spiega che lei avrebbe comunque dovuto aspettarlo lì fuori, le fa notare che le raccomandate si pagano e lei, con tono di voce non più tremula "Bè, quello che c'è da pagare... Anticipi lei! Poi tanto c'è scritto sopra e poi lei mi dice quanto le devo. Ah - tono di voce ormai imperioso, come quello usato verso la propria povera badante - e già che c'è, si faccia dare i modelli ICI! Mi raccomando eh? I modelli ICI, lei chieda all'impiegato che glieli DEVE DARE!. Non si dimentichi eh? Ah, e se è così gentile, poi va allo sportello e si fa dare anche delle ricevute di ritorno per raccomandata..."

Il signore non osa mandarla affan... Ma si legge dagli occhi che vorrebbe tanto farlo, vecchia e "buona".

Dopo un pò una trentenne del tipo "sono figa io, plebe fatemi largo", di quelle biondo cenere, viso incartapecorito dalle lampade e dal sole in 'bavca' preso da aprile ad ottobre e da 'covtina' da novembre a marzo, si fa dritta dritta, bella convinta tutta la fila. Casco in testa, giubbino di pelle, Motorola infilato nel casco come un'appendice, parla mentre cammina boriosa e sicura. Arrivata alla porta a vetri automatica, le persone le fanno presente che - nonostante fosse evidentemente invisibile ai suoi occhi - c'era una bella fila da aspettare.
"Ma come - fa lei inorridita - la fila pev pvendeve il numevo?
Sì, le risponde la fila all'unisono ed aggiungendoci un "stastrò, mavafancù-ma sì cecà?" Cafussm strù ccà?" pensato e non detto a mezza bocca.
"Ma anche pev i titolavi di Bancoposta???"
Sì, ripetendo la seconda frase non detta.
"Ma è inaudito... Ma vobba da matti!" e se n'è andata, sempre bofonchiando lamenti allo sfortunato interlocutore che si trovava sotto al suo casco, nel Motorola che sembrava un'appendice.

Oh, finalmente la fila esterna si è esaurita e posso entrare, ritirare il mio agognato numeretto e poter attendere per l'ora finale, quella che mi condurrà allo sportello per pagare la sospirata "bolletta".

...Continua...

4 commenti:

Saamaya ha detto...

come, continua??? sei ancora là in coda?

Bukaniere ha detto...

...Porta pacienza! :)

Gattosolitario ha detto...

Questa é una di quelle cose che non mi mancano (come la maggioranza), qui le poste non esistono!

Bukaniere ha detto...

Benvenuto Gatto! :)
Ma poi di cosa parli sul tuo blog? ;)

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